Rassegna stampa
La Gazzetta del Mezzogiorno
Abito&ambiente. L'insolita sfilata a Grottaglie Per un mondo pulito metti addosso un «Rifiuto speciale» La moda si è fatta protesta: capi ispirati all'immondizia contro l'ampliamento di una discarica di Marisa Ingrosso Lunedì 25 ottobre 2004 In provincia di Taranto, a Grottaglie, torna a nuova vita la vecchia idea, di portare a spasso un messaggio usando il proprio corpo come medium. Con la collezione «Rifiuto speciale. Primavera-estate 2005» - presentata un pugno di settimane fa in una cava di tufo - la moda diventa protesta e mette il guinzaglio alle frivolezze del fashion system. I capi d'abbigliamento non sono più fenomeni di massa ma diventano il veicolo di un messaggìo individuale: basta discariche, basta rifiuti di industrie lontane nella nostra piccola città. La scritta «Danger! Rifiuto speciale», vale come un picchettaggio e campeggia sugli abiti da sera e sulle T-shirt, così come sui pantaloni e le sciarpe. Il risultato finale è ora visibile a tutti sul sito web www.rifiutospeciale.it ed è tanto convincente che 1’«International Herald Tribune» (quotidiano «globale» distribuito in mezzo mondo e su Internet all'indirizzo www.iht.com) vi ha dedicato un ampio articolo, a firma dì Kate Singleton. Una collezione chic ma anche sofferta e autentica, nata per ridar voce a quanti erano stati resi muti dalle istituzioni, sorde. «Non volevamo passasse sotto silenzio la decisione dell'amministrazione comunale di Grottaglie di portare da 300.000 a 3.000.000 di metri cubi la capienza della discarica», spiega il pugliese Antonio Annichiarico, architetto, designer membro del comitato cittadìno «Vigiliamo per la discarica» e ideatore della collezione assieme all'architetto Mariagrazia Miale. «L'idea - continua il creativo - è nata durante una riunione del comitato. Volevano protestare ma nessuno li ascoltava e non volevano fare barricate per strada. Così abbiamo pensato alle magliette con la scritta “Danger! Rifiuto speciale”. Sono andate a ruba, soprattutto tra i giovani». L'idea è cresciuta e il messaggio è tracimato oltre le T-shirt, sulle gonne, le borse, le giacche. Tutta roba trovata tra «mercati dell'usato, vecchi armadi, rimasugli di lavorazione». «Oggi il comitato si mantiene con i soldi delle T-shirt - dice Antonio Annicchiarico - e con il ricavato della collezione si costituirà un Fondo per l'ambiente». Il sito www.rifiutospeciale.it (nato dalla collaborazione tra Annicchiarico, Miale e Cinzia Ruggeri) merita una visita per un mucchio di motivi. Ci sono gli abiti e gli accessori della collezione e vi sì leggono le motivazioni dell'iniziativa: «La prima collezione "rifiuto speciale" ha cercato di tradurre una grande preoccupazione sociale che attanaglia la gente del Sud: lo stoccaggio dei rifiuti. Si è voluto affidare al nostro look la voglia di pace e serenità nei confronti dei nostri sprovveduti amministratori e innanzitutto nei confronti del nostro habitat naturale». Poi fa bene al cuore vedere le immagini della sfilata con i due indossatori (Brigida di 90 anni e Domenico di 83), che oppongono il loro «rifiuto speciale» dal fondo della cava di tufo. Infine, perché la canzone che accompagna il navigatore mentre sfoglia le pagine elettroniche è di una bellezza che fa male. «La voce è di una signora che si chiama Dona Rosa - racconta Annichiarico – E’ cieca e canta, accompagnata dal solo triangolo, sui sagrati delle chiese di Lisbona. A suo modo, anche lei è un "rifiuto speciale"».
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