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Anche l'"Herald Tribune" si è occupato della collezione disegnata da Antonio Annicchiarico e Mariagrazia Miale

«Rifiuto speciale», moda al servizio di una causa

A Grottaglie nasce una linea di abiti per protestare contro una discarica

di Silvia Viterbo

Mercoledì 06 ottobre 2004

Una cava come in Puglia ce ne sono tante, un pomeriggio assolato, e Brigida di 90 anni e Domenico di 83, belli e in posa fra sacchetti di rifiuti. Una sfilata di moda eccezionale. Spettatori dieci passeri, cinque rondini, venti ulivi secolari, quattro pini e ospite d'onore un falco pellegrino. E' successo tre domeniche fa a Grottaglie.

Facciamo un passo indietro: questo paese noto per le ceramiche e il filo lento e laborioso della creatività dei suoi abitanti che sembra uscito da un libro di favole con le fornaci e i colori degli oggetti in creta esposti nelle botteghe che si arrampicano sulla collina è stata scelta come posto dove aprire un enorme discarica per rifiuti industriali (in termine tecnico "rifiuti speciali" che per altro la zona non produce) suscitando la protesta dei cittadini ignari che sul territorio comunale ve n'era già un'altra di un milione e mezzo di metri cubi.
Ma un comitato dì cittadini battezzato «Vigiliamo per la discarica» e coordinato da Etta Ragusa, ha iniziato una protesta origlinale ed inconsueta trasformando vestiti che vengono dai mercatini, dai vecchi armadi, da rimasugli di lavorazione in t-shirt, abiti, accessori da portare senza distinzione di età in ogni occasione, mentre i sacchetti con la scritta "rifiuto speciale" oscillano da ogni balcone accanto alle pigne di vecchia manifattura che ornano i balconi.

L'eco suscitato da questa iniziativa ha trovato consensi in tutto il mondo e continui sono gli attestati di solidarietà che arrivano agli architetti Antonio Annicchiarico e Mariagrazia Miale autori della singolare collezione di moda. «Facendo parte del comitato abbiamo riscoperto con grande gioia la forza emotiva e comunicativa del nostro corpo e del nostro "costume". Costume inteso come abito che riflette lo stato d'animo, il disagio sociale, la gioia di chi l'indossa». Gli abiti di questa collezione si propongono con la scritta Rifiuto speciale al posto del solito logo delle grandi case di produzione della moda, e affidano proprio ad essa il messaggio pacifico e gioioso a tutela dei propri diritti, della salute, dell'ambiente naturale. D'altroride la storia è ricca di esempi (dalla rivoluzione francese al risorgimento italiano, al Sessantotto) di movimenti che hanno affidato agli abiti, alle capigliature, agli slogan stampati, la manifestazione più appariscente dell'inquietudine interiore e delle nuove aspettative.

La singolare iniziativa è presente in Internet (www.rifiutospeciale.it) e ha attirato addirittura l'attenzione dell'Intermational Herald Tribune che ha "aperto" la sua sezione Fashion con un articolo e tante fotografie dedicate a Rifiuto speciale sotto il titolo Ecological protest turns "waste " into a fashion statement (più o meno: «Protesta ecologica trasfornia "rifiuto" in un marchio di moda»). Al progetto ha collaborato Cinzia Ruggeri, che nel fashion design degli anni '80 ha creato i primi gruppi di ricerca stilistica milanese, e le cui collezioni con la grafica seducente costellata di rose sono conservate presso il Museo della Moda a Parma.